Cantiere Barca

The intent of the workshop “Cantiere Barca” by raumlaborberlin was to establish a space of communication, common activity and discussion with young people from Barca and Bertolla in their neighborhood.

Barca today is a modern suburb of Torino without any significant attractions for the young people living there. The project aims at promoting youth creativity in a place where the conditions of young people are difficult. The goal was to develop with the community a process of re-appropriation and exploitation of urban space.

Starting from the old social centre, with its very questionable qualities, we developed and build different objects (benches, a stage, a soccer field , hiding-places) to turn this common space into a meeting point for the neighborhood. In the building process the youngsters will learned step by step how to handle woodworking tools. Through the process of realising a collective idea the participants experienced that it is possible to make changes in their living environment.

text and pics (c) raumlaborberlin

“Cantiere Barca”‘s next step will take place next week (18th – 23th June) in Torino. See you there!

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Southwark Lido

The Architecture Foundation presents the Southwark Public Baths as part of London Festival of Architecture 2008

An exciting temporary lido, created by acclaimed French architecture collective EXYZT. Following in the tradition of Roman baths and Turkish hammams, which provided a setting for social gathering, ritual cleansing and uninhibited political discussions, the Southwark Public Baths hosted a variety of activities in an unusual, architecturally innovative environment.

Within a futuristic low-tech complex, visitors of all ages enjoy the refreshing spray of the water deck, or sweat it out in a mobile sauna. The all project include  a paddling pool for children; beach huts doubling as changing rooms and living pods for staff; a sun deck; and a bar operated by east London restaurant Bistrotheque. A colourful mobile garden was after created on-site in collaboration with Bankside Open Spaces Trust.

The Southwark Lido is an expression of EXYZT’s strategy of urban renewal, based on the idea that the emergence of a community of users taking active part in creating and inhabiting their urban environment is key to generating a vibrant city. This project explores the potential of using a site in transition to create a vibrant node of community and cultural engagement during it’s transformation from empty lot to new residential and office buildings. The  installation will see than the organisers forming links with the local community and specific groups, and provide those networks with a new place to hold events and share their work.

During this summer the collective EXYZT is going to build another project there, The reUNION Public House London 2012.

Stay tuned!

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Bellastock gets to Spain


Bellastock [es]: The Tubular Cells

Bellastock  is an international festival whose main goal is to experiment self-construction at every stage, designing a space, building it  with your own bare hands and dwelling there during the whole festival.
The association Madstock, together with other institutions and collaborators, organizes this international event for the first time in Spain. Bellastock has already taken place for six years in France and one in Denmark.

This year in Madrid, on the 15th, 16th and 17th of June, 150 students and researchers from different fields will gather to create an ephemeral city.  The construction will be carried out with recycled and stock materials. In this edition, cardboard tubes play a leading role, combined with tires and fabrics.
The festival is a great opportunity to experiment at 1:1 scale. The teams will create together their homes, without preestablished limits but according to a common strategy for the whole conception of the community. From the idea to the paper, from the paper to the ground. Test your initiative and improvisation skills by facing the challenges of your own construction! This is the essential part of the festival!
During the whole weekend, workshops related to the reuse of material will take place, as well as cultural activities such as concerts, theater, talks, debates… It will be a coexistence place to exchange and share knowledge and interests.  A living city, where construction and material reuse will be the basis to deal with many topics regarding architecture, urbanism, engineering and development.

Don’t miss this exceptional meeting!  Sign up at madstock.es

Text by Madstock

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Can Batlló

Il recupero del patrimonio industriale è un tema sempre più centrale nel dibattito architettonico odierno. Qual è il destino per questi enormi complessi? Riutilizzo o distruzione? I tempi di discussione e decisione sono spesso molto lunghi, così come il tempo dell’azione e nel frattempo gli edifici rimangono a lungo inutilizzati.

A Barcellona la strategia urbanistica adottata nei confronti di queste realtà post industriali è stata la distruzione sistematica di tali complessi con la sola esclusione delle ciminiere, forse come rappresentanti di una differente epoca storica. Questa è infatti stata la fine dei complessi di Can Ricart (Poblenou) e Can Fabra (Sant Andreu).

Diverso il destino della fabbrica tessile di Can Battló che si estende per ben 13 ettari nel quartiere La Bordeta (Sans), al centro di una battaglia che vedeva contrapposte da un lato l’avidità dei proprietari, con la complicità del Comune, e dall’altro le richieste e i bisogni degli abitanti del quartiere. Nel 1976 il Piano metropolitano generale prevedeva che la suddetta area fosse adibita a zona verde ed area per i servizi urbani di quartiere. Dopo 35 anni di ridivendicazioni da parte degli abitanti della zona, organizzati in associazioni, è stata ottenuta una storica vittoria e il complesso è stato restituito alla collettività. Il guppo Gaudir ha visto andare in fumo la propria proposta speculativa che prevedeva la costruzione di un grande complesso residenziale sul suolo in questione.

L’11 giugno 2011 è avvenuta una festosa occupazione del recinto industriale e la crescente pressione sul tema ha fatto si che le autorità locali (la Generalitat de Barcelona) cedessero ai cittadini un padiglione, il blocco 11. Per gli abitanti questo rappresenta la possibilità di autogestire un nuovo spazio, e di entrare – attraverso l’azione – nel dibattito sul futuro del patrimonio industriale della città.

L’associazione Can Batlló sta provvedendo alla messa in sicurezza e la completa ristrutturazione del padiglione in cessione . Ogni sabato dalle 10.00 alle 14.00 è giornata lavorativa per chi crede in questo progetto. E’ prevista a breve l’apertura di una biblioteca di quartiere con materiale donato dai cittadini. Ma è solo l’inizio di una lunga lista di obiettivi prefissati che prevede tra l’altro l’apertura di locali espositivi, aree verdi, alloggi sociali, creazioni di locali adatti ad accogliere cooperative, scuole etc.

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The Cineroleum

The Cineroleum-London

Nell’estate del 2010 un distributore di benzina abbandonato il Clerkenwell Road a Londra si è trasformato in uno spendido cinema attivo quattro giorni a settimana.

Costruito usando materiali riciclati sia donati che trovati, l’idea è quella di ricreare l’atmosfera familiare del cinema degli anni 50. All’interno una tribuna con poltrone pieghevoli in legno, popcorn e ticket cartacei riportano l’osservatore a l’età dell’oro del cinema. Dall’esterno questo mondo è svelato di giorno e occultato di notte da una cortina retrattile.

Come il drive-in nel 1950 ha portato il cinema fuori dai suoi recinti e nella periferia così il Cineroleum vuole emancipare il cinema di massa inserendosi negli luoghi in disuso dello spazio pubblico.

                

Il progetto cineroleum  è stato concepito e costruito da un collettivo di giovani artisti, designer e architetti impegnati nel riutilizzo creativo degli spazi urbani (stessi autori per altro di folly for a flyover). Con 4.000 stazioni di servizio attualmente abbandonate nel Regno Unito, questo progetto dimostra il potenziale di spazi inusuali per l’uso pubblico.

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1up!

Instant project by Orizzontale

Il familiare disegno del funghetto del celeberrimo Super Mario, che al momento giusto regala quella vita bonus che tanto cercavamo: gioca su questo “1up”, che grazie anche all’uso di un gioco di frasi e di colori “lascia qui il tuo biglietto SE non NE HAI più BISOGNO, PRENDI QUI IL TUO BIGLIETTO” dove il nero e il rosso si alternano, fondendo due frasi in una sola. Dualismo, questo, che torna anche quando si pensa allo scopo materiale della trovata e cioè quella di sottolineare il fatto che un biglietto ancora valido potrebbe non servire più a chi scende, ma potrebbe “donare una vita” (proprio come in Super Mario) a chi sale. Divertente e utile, 1up ci fa ragionare sui punti di vista e sulla solidarietà urbana, soprattutto in un luogo sociale complesso come un autobus o un tram, dove ogni giorno ci troviamo a condividere una nostra porzione di vita con totali estranei quasi “per forza” ed è questa forzatura che ci porta ad allontanare gli altri. Con progetti come 1up queste distanze vengono ristrette, diventando piccole piccole, proprio come il simpatico cartoncino davanti al quale mi sono trovato stamattina, giusto lo spazio di un biglietto per il tram, magari ancora valido!

testo di Mario Cipriano –  @meriocipriano

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Cabina telefonica o biblioteca?

Adottando lo stesso concetto del suo collega James Econs e della sua iniziativa phoneboox nel Regno Unito, nelle strade di New York l’architetto John Locke propone una versione riveduta e implementata della cabina telefonica.

L’architetto crea una biblioteca a disposizione dei residenti per condividere, prestare e scambiare libri, installando una struttura di mensola ad incastro. Il telefono pubblico rimane completamente visibile e utilizzabile immerso nella cornice della libreria. I libri sono stati donati dai residenti del quartiere.

Il progetto targato DUB 002,fa parte degli interventi del Department of urban betterment della città di New York ed è stato  inizialmente installato in Manhattan ma l’intervento è  facilmente replicabile in altri telefoni pubblici della città.

even as they are rendered obsolete by the ubiquity of smartphones, I’m interested in pay phones because they are both anachronistic and quotidian. Relics, they’re dead technology perched on the edge of obsolescence, a skeuomorph hearkening back to a lost shared public space we might no longer have any use for. But they can also be a place of opportunity, something to reprogram and somewhere to come together and share a good book with your neighbors.’ - john locke

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Rua Nova do Carvalho

Rua Nova do Carvalho @ Lisbona

Assistiamo nella capitale portoghese ad una singolare azione di recupero urbano.

Ubicata nel cuore dell’antico Cais de Sodrè, la strada Rua Nova do Carvalho, a Lisbona cambia colore acquisendo uno stravagante tono rosa shocking. Nel novembre del 2011 è avvenuta l’apertura della Pensão Amor, stravagante albergo che vuole far rivivere tra le sue mura la tradizione della pittura e del disegno di argomento burlesque, situata nella stessa via. L’edificio e la perfomance urbana a carico dei  Artbuilding fanno parte di un programma di riabilitazione con l’appoggio del comune di Lisbona e finanziata dall’impresa Mainside (la stessa impresa responsabile della creazione di LX factory).

La pittura dell’asfalto di color rosa fa parte di una strategia di riabilitazione della zona di Cais do Sodrè, progetto che iniziò con l’apertura dei locali notturni e bar e continua con il recupero e la valorizzazione degli immobili al fine di rilanciare potenziale architettonico della zona e incrementare la sua relazione  tra il quartiere e  il fiume Tejo.

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Village Underground

Auro Foxcroft - Village Underground

La metropolitana è da evitare ad ogni costo?

Eppure alcuni creativi, architetti e cineasti si dividono quattro vagoni della Jubilee Line sfuggiti allo sfascio che sono stati trasformati in locali a prezzi abbordabili per imprese di giovani crativi! In una città come Londra dove gli immobili valgono oro ed i grattacieli di abitazioni sorgono ad un ritmo sempre più rapido, Auro Foxcroft è riuscito a persuadere la società della metropolitana londinese a vendergli quattro vagoni fuori uso al prezzo di 500 £ ed ha passato 2 anni a cercare un luogo nel quale metterli. Alla fine il consiglio comunale ha deciso di concedergli il permesso di issare i suoi vagoni su un viadotto di Shoredich con la promessa di Foxcroft di rinnovare il sottostante magazzino abbandonato.

Questa specie di caverna con le volte in mattoni si è trasformata in un villaggio sotterraneo (Village Underground), una vera e proprio vetrina per nuovi talenti. Insieme all’architetto Nicholas Laurent, Foxcroft ha rinnovato i vagoni della metro utilizzando vernici biodegradabili, materiali di recupero e panneli solari, lasciando l’equipaggiamento originale intatto.

Laurent & Foxcroft - Village Underground

Village Underground sta diventando una piattaforma internazionale per le arti, la cultura e la creatività. Si prevede una probabile attivazione dello stesso progetto anche a Berlino, Lisbona e Toronto e forse in altre città del mondo. L’obiettivo del Village Underground è quello di facilitare lo scambio culturale attraverso la libera circolazione delle persone creative e dei loro lavori.

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From Superuse to Recyclicity

2012Architecten - Wikado playground

L’idea di design come processo lineare non è un dogma, lo studio del ciclo produttivo e l’analisi delle sue fasi svelano orizzonti insospettabili; 2012Architecten, con sede a Rotterdam, parte esattamente da questa approccio: il progetto è solo una delle fasi di un processo di utilizzo e riutilizzo ciclico e continuo. La struttura dell’ufficio è impostata allo stesso modo: nella sezione Re.Search vengono studiati i flussi di materiali di scarto all’interno della regione di progetto e vengono investigate le loro potenzialità latenti; i risultati di questa ricerca sono alla base della fase Re.Design, nella quale, attraverso la costruzione di prototipi strutturali, vengono valutate le effettive qualità dei materiali; la conoscenza sviluppata viene applicata alla fase Re.Build, in cui viene avviene la vera a propria costruzione dell’oggetto; i risultati di quest’ultima vengono poi rivalutati dalla sezione Re.Search: è una vera a propria “Process Architecture”, come la definiscono gli stessi componenti del gruppo.

2012Architecten - Wikado playground

Mikado è il playground della fondazione “Kinderparadijs Meidoorn”, progettato a Rotterdam da 2012Architecten; elementi principali dell’intervento sono 5 pale di una centrale eolica in disuso. Le sezioni svuotate creano uno spazio labirintico che lascia al fruitore la possibilità di immaginare il proprio percorso di gioco. Lo spazio centrale è protetto da una rete che collega i vari elementi, cuore di un intervento che rispecchia completamente la filosofia di 2012Architecten.

Nati da questo approccio, segnaliamo due creature dello studio olandese, il blog Superuse, che raccoglie e promuove la cultura del riutilizzo di materiali, e Recyclicity, progetto di ricerca sui flussi e l’ottimizzazione delle risorse della città contemporanea.

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Painting reality

500 litri di vernici colorate ed ecologiche a base d’acqua sparpagliati dal passaggio di 2000 automobili sull’asfalto dell’incrocio di Rosenthaler Platz a Berlino.

L’artista olandese IEPE ha modificato, per un giorno, un’importante arteria di Berlino, in prossimità dell’aeroporto, in una variopinta tela a grandi dimensioni creando una dinamica e visiva mappatura della vita e dell’incrocio cittadino.

Veicoli, ciclisti e pedoni sono stati protagonisti di un esempio di un “guerrila paint” in stile artistico in scala 1:1.

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Sin Estado

Democracia - Sin Estado

Democracia è il nome di un collettivo spagnolo fondato nel 2006 da Pablo España e Iván López e con base a Madrid. Con una ormai matura esperienza nei campi dell’arte, dell’editoria e dell’attività curatoriale, questo gruppo di ricerca indaga sui modi in cui le questioni politiche, sociali o economiche influenzano l’industria culturale. I loro prodotti sono lavori con liguaggi estranei alle regole tradizionali della disciplina estetica, opere che non vogliono sembrare arte.

In linea con il dibattito già aperto nel blog riguardo all re-inserimento dello “scarto” nei cicli di produzione, sia esso di natura urbana, materiale o sociale, credo che Sin Estado rappresenti uno dei suoi praradigmi. Insieme a Todo por la Praxis e Santi Cirugeda, Democracia da dal 2009 voce e visibilità alla Cañada Real, un insediamento informale che alloggia a più di 40000 abitanti nelle vicinanze della città di Madrid. Questo luogo, che accoglie migranti spagnoli degli anni ’70 insieme a cittadini principalmente marrocchini e rumeni di recente arrivo in città, è coinvolto in una feroce polemica sulla sua legitimità da quando il Municipio madrileno ha ipotizzato il suo sgombero e abbattimento per dare luogo ad una nuova area verde.

Tra gli obbiettivi che hanno guidato questo intervento collettivo sono stati la “creazione di spazi di libertà generati dall’ironia e dalla capacità di rappresentazione del pubblico” e “la generazione di processi di visibilizzazione e simbolizzazione del territorio”. Ad accompagatli c’è stata una riflessione sulle contradizioni del proprio processo, finanziato con fondi pubblici che l’arte dedica a attività sociali in un luogo in cui le amministrazioni negano ai cittadini i servizi di base.

Cirugeda - Centro di formazione Cañada Real

Oggi è ancora aperta la controversia tra la legge emanata dalla Regione di Madrid che vuole costringere all’abbandono dei territori per “rinaturalizzare” l’area e il lavoro di cittadini e associazioni che reclama il diritto di superficie sui territori occupati. Ammettere tale diritto sarebbe un passo avanti nella democratizzazione delle scelte abitative da parte delle popolazioni scartate dai processi normati ma, sopratutto, il non tanto ovvio riconoscimento della loro esistenza. Aspettiamo con ottimismo i nuovi sviluppi.

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Rubbish for a Dream

Stortplaats Van Dromen -Taverna

Qualche settimana fa, nel marco del Public Design Festival, abbiamo avuto il piacere di conoscere a Rikkert el i ragazzi di Stortplaats Van Dromen. Prendendo in prestito il titolo del film di Aronofsky – in italiano Stortplaats Van Dromen significa “rifiuti per un sogno” – questo gruppo olandese è capace di muoversi alla grande tra contenitori di spazzatura, cantine da svuotare e sgabuzzini di robba inutile e di riassemblare il materiale con una tale classe di cui pochi possono vantare.

Questi interventi vengono ragruppati sotto il nome di FOUNDation, un ampio progetto di costruzione di piccoli luoghi abitabili tramite la raccolta di scarti e vecchi mobili donati dai cittadini dei quartieri dove l’installazioni prendono luogo. Lo scopo, fare diventare il rifiuto un luogo di ritrovo temporaneo per vicini e passanti e di rendere pubblica l’iniziativa attraverso un piccolo giornale che illustra il processo di realizzazione e racconta le storie di ogni pezzo che fa parte della costruzione e dei suoi singoli donatori.

Azioni site-specific che lasciano luogo all’improvvisazione e alla collaborazione. Programmi ludici aperti a chi ne voglia partecipare. Un modo superbo di reinterpretare la nostra contemporaneità.

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BusBook!

FusoLab - BusBook

Il progetto Busbook!, ideato dall’associazione Fusolab, nasce dalla consapevolezza del valore sociale, umano ed educativo del libro e della lettura, dalla convinzione che il sapere debba essere sempre accessibile gratuitamente e liberamente e dalla volontà di proporre un modo diverso – partecipato collettivamente ed attivamente da tutti - di approcciarsi alla cultura.

Da aprile a giugno 2011 il Busbook! attraverserà le principali piazze del VI Municipio funzionando come biblioteca (quasi) a domicilio, che permetterà ai cittadini di prendere in prestito libri tra oltre 1000 titoli di medi e piccoli editori riguardanti tematiche significative per lo sviluppo di una visione critica, aperta e partecipata della vita sociale. L’area di sosta del Busbook! sarà allestita come una sala lettura metropolitana in cui incontrarsi e rilassarsi, dove sarà possibile connettersi a internet, scaricare e-book gratuiti, scambiare libri e condividere passioni. E’ inoltre possibile consultare on-line i cataloghi e le tappe del Busbook!

BusBook @ Pigneto

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Youtube Theatre

Piazze telematiche @ Scampia

Il concetto di “Piazza Telematica” aleggia in Europa da più di 20 anni e nasce proprio in Italia con i mondiali del 1990; ci siamo fatti promotori di un nuovo spazio pubblico contemporaneo, che coniughi le funzioni di socializzazione classiche della piazza italiana con tutte le nuove forme di interattività che nascevano ormai due decadi fa: telelavoro, commercio elettronico, alfabetizzazione informatica, informazione in tempo reale, ma anche l’utilizzo di un semplice PC, che, 20 anni fa, non era diffuso nelle case degli italiani come oggi. Sembra poter essere l’inizio di un nuovo Rinascimento urbano, come si prospetta in un workshop, 5 anni dopo, a Berlino. Le prime sperimentazioni, tra Napoli, Asti e Spoleto partono, ma il progetto non decolla; una delle possibili cause potrebbe essere stata la tematizzazione delle piazze con accezione prettamente non ludica. Che siano le attività del tempo libero a diventare promotori di un nuovo sviluppo del progetto?

Internet, in questo momento, è un fenomeno affermato, siamo nella fase di maturità di quello che viene chiamato Web 2.0: blog, social network, piattaforme di condivisione video, sono entrate a far parte della quotidianità di tutti. Come può, anche il concetto di “Piazza Telematica”, evolversi in 2.0 ?

La diffusione di dispositivi Smart Phone permette a chiunque di trasportare con sè il proprio bagaglio di pagine preferite, musica e notizie; il passo fondamentale sta nel riuscire a predisporre lo spazio pubblico come piattaforma di condivisione, un social network fisico dove valgano le stesse leggi che regolano lo spazio virtuale.

James Carrillo - Youtube Theater

Questo è alla base del progetto ‘Youtube Theatre‘ di Aaron James, una semplice struttura tubolare fornita di proiettore e ingresso per Smart Phone, e la condivisione è fatta! Il prototipo nasce nella  Cranbrook Academy of Art, ma sta venendo adattato per essere attivo in un parcheggio a Detroit, Michigan, dove le pareti cieche degli edifici faranno da schermi urbani, per diventare, a tutti gli effetti, una performance costante ed a disposizione di tutti.

Quello che normalmente avviene nelle stanze di milioni di persone e viene diffuso attraverso i social network virtuali, avviene all’aria aperta, in cui i contatti diventano fisici, ma si basano su processi che solo il Web può rendere possibili.

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The Bubble Project

Ji Lee - Bubbleproject

Il bombardamento visivo nello spazio comune: una sovrabbondanza di immagini e parole che ha quasi sempre il fine di vendere, indurre e far votare. Per strada, ed è sotto gli occhi di tutti, è la completa anarchia, Roma è esemplare: tra il legale ed l’illegale, viadotti, vuoti, ma anche zone di sosta, diventano perfette piattaforme commerciali.

C’è chi poi  sfrutta la permeabilità di questi settori per veicolare il proprio prodotto, ridicolizzando i meccanismi del mercato (Guerriglia Marketing: Fottere il mercato per entrarci), e c’è chi invece decide che il monologo non richiesto che il cittadino deve subire da parte delle aziende va invertito, e dal cittadino stesso.

Nel 2005 Ji Lee, ex-direttore artistico di una agenzia di pubblicità di New York, decide di invadere i manifesti pubblicitari della Grande Mela con delle bolle classiche dei fumetti. Ne piazza 20.000 in pochissimo, e con sua grande sorpresa, la reazione della gente è immediata ed entusiasta; i commenti sgretolano quel velo patinato ed artificiale che accompagna le pubblicità, ribaltando i significati e permettendo alla gente di rispondere alle aziende in maniera diretta, strappando non pochi sorrisi su elementi urbani che, di solito, fanno da piatta cornice delle nostre strade.

Ji Lee - Bubbleproject

Nasce “The Bubble Project”, che liberamente pervade molte città del mondo, fino alla pubblicazione di un libro, “Talk Back“, che raccoglie le migliori. Il progetto è un germe che potrebbe ribaltare l’utilizzo delle superfici della città, una condivisione che non sia solo naturale proiezione di sé sui muri della città, ma rientri all’interno della riappropriazione collettiva degli spazi, anche se solo visiva.

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ZIPIZIP

Rodrigo García - Zipizip

Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare dell’abitare temporaneo e flessibile, dello sperimentare nuove forme per vivere i “vuoti” della città. Molte volte l’approccio è, giustamente, di tipo generalista e si inserisce all’interno del dibattito architettonico sullo genesi della città del XXI secolo, ma non vorremmo mortificare il “gran discutere” nelle poche righe di un intervento su un blog.

Per questo ci dedicheremo solo ad un prototipo strutturale chiamato “ZIPIZIP”, nato dal PFC (equivalente della nostra tesi di laurea) di Rodrigo García, architetto laureato all’ ETSAM, Universidad Politécnica de Madrid. Il sistema si basa sul concetto di struttura tensegrale-dispiegabile, quindi una struttura “in uno stato di auto-equilibrio stabile comprendenti una serie discontinua di componenti compressi all’interno di un continuum di componenti tesi”, secondo la definizione scientifica riconosciuta del Prof. R. Motro dell’Università di Montepellier. Il vantaggio di questo tipo di struttura è nell’essere compatta, se non dispiegata, e di diventare una complessa e stabile struttura, se aperta. L’innovazione portata da Rodrigo García sta nell’aver studiato la disposizione delle cerniere, così da raggiungere un dispiegamento della struttura non lineare, ma a vortice in altezza, e dall’aver reso la struttura non dispiegata leggera e compatta.

Le applicazioni sono infinite, il sistema strutturale è semplice da sviluppare e da applicare, leggero ed adatto ad essere maneggiato e trasportato anche da semplici cittadini. Tra i tanti progetti ed esperimenti, vi consigliamo il progetto “Villa Rotonda”, presentato alla Biennale di Venezia 2010, dove l’applicazione è proprio nel campo dell’abitare effimero.

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Chairsharing

Snark - Chairsharing

Nato dall’idea del collettivo Snark, Chairsharing, è un progetto per la città di Modena che offre sedute mobili ritirabili gratuitamente utilizzando la carta regionale dei servizi, e spostabili nella cittá a piacere per un tempo massimo di 6 ore.

Seduta mobile e dispositivo wi-fi, Chairsharing gestisce inoltre il servizio della sostenibilità dell’intero quartiere utilizzando un portale multimediale all’interno del quale è possibile gestire, oltre al chairsharing  stesso, anche una serie di opzioni legate appunto alla sostenibilità locale che il progetto vuole implementare; l’ idelity-card per la raccolta punti e la riqualificazione economica del quartiere, la gestione logistica del servizio di sedute mobili, il gruppo d’acquisto solidale (GAS), il bike-sharing, il car-sharing, il car-pooling, la raccolta differenziata, il couch-surfing e ogni altra risorsa di un lifestyle sostenibile che Chairsharing vuole massimizzare.
Inserendosi nei punti nevralgici del quartiere il progetto intende attivare la riappropriazione dello spazio-città da parte dei cittadini indirizzando gli stessi verso una responsabilizzazione culturale e civile per una gestione sostenibile dello spazio pubblico.
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Déjà vu

PLOT - Maritime Youth House & Harbour Bath

Siamo tutti d’accordo che trovare bambini che giocano liberamente sui tetti di una struttura mista molo – alloggio per giovani ubicata in riva al mare o vedere gente tuffarsi nelle acque di un porto metropolitano non siano tra le visioni più abituali dei nostri tempi. E tuttavia sembrano situazioni familiari già viste in passato.

A fare tornare attuali i presupposti ludici che lo spazio pubblico contemporaneo ha smarrito – dopo l’infiltrazione nei nostri paradigmi culturali del famigerato “bisogno di sicurezza” – sono i PLOT (ex duo danese formato da BIG+JDS), guidati dall’amministrazioni comunale di Copenhagen, una delle più innovative in Europa.

Chissà se è una questione di nostalgia dell’esperienza di libertà che il gioco ad aria aperta produceva quando eravamo bambini o se si tratta di una indissolubile ammirazione della creatività e il pragmatismo scandinavi, il caso è che la Maritime Youth House e il Harbour Bath riecchegiano nell nostro immaginario como quei progetti di spazio collettivo ai quali dover puntare.

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CDsea

Bruce Munro - CDsea

Per questa volta abbandoniamo lo spazio metallico urbano e raggiungiamo la campagna inglese, precisamente il Wiltshire, contea dell’Inghilterra sud-occidentale. Per questo suggestivo paesaggio Bruce Munro ha ideato il suo CD-Sea, una distesa di 600.000 Cds che dà vita ad un impressionante intervento di Land Art. Oltre alle indubbie qualità estetiche dell’opera, che riflette con colori cangianti le tonalità del cielo inglese, ci interessa, come Orizzontale, il processo che ha portato alla sua realizzazione. Una modalità che ben si adatta anche al nostro campo di intervento.

Bruce Munro - CDsea

Il CD-Sea è per Munro la prima installazione con procedura di auto-recepimento dei materiali: il materiale deriva da donazioni della cittadinanza; nella seconda fase, che possiamo identificare come una vera e propria Performance, il materiale riciclato è stato posizionato da 140 cittadini ed amici che hanno risposto all’invito dell’artista. Il risultato, che richiama i risultati del pionere della Land Art Robert Smithson, è un morfologia adagiata sul verde di Long Knoll attraversata da un sentiero sinuoso.

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Lieux Possibles

Bruit du frigo - Lieux Possibles

“Si le développement des projets démocratiques reste un enjeu de nos sociétés alors de nouvelles formes d’urbanités sont à inventer. Un nombre croissant d’individus devrait trouver les possibilités d’avoir prise sur la fabrique permanente du monde où l’on vit.”

Questo è il lemma di presentazione di Bruit du Frigo, gruppo francese che ibrida un ufficio di studi urbani, un collettivo di creazione ed un organismo di educazione popolare. Le loro collaborazioni sono strutturate con i più diversi “attori” urbani, collaborando allo stesso tempo con comuni, collettivi locali, istituzioni culturali e artistiche, centri sociali, scuole o associazioni di quartiere.

Questo stampo eterogeneo è fortemente impresso nelle loro realizzazioni che, sotto il tema dell’urbanistica partecipata, producono eventi di riattivazione urbana in forma di installazioni di arte pubblica o di produzioni culturali temporanee e di ricerche sulla città attraverso workshops e laboratori. La loro intenzione – come d’altronde la nostra – è quella d’orientare l’uso dello spazio colletivo verso forme che stimolino il loro potenziale creativo, sperimentando usi reali che finora non ci si è avventurati ad esplorare.

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Migration

Sami Rintala - Migration

Sami Rintala (Helsinki 1969) è un architetto ed artista finlandese. I suoi lavori sono caratterizzati da un forte legame tra  l’opera e l’ambiente circostante. La vicinanza artistica alla Land Art fa si che la natura, oltre a costituire una costante nella sua ricerca estetica, influisca direttamente sull’ oggetto artificiale realizzato.

In Migration, Rintala, confrontandosi con il tema dello spazio pubblico, affida alla componente esterna naturale il ruolo di parte integrante nell’installazione. Il vento, infatti, nel progetto realizzato nel 2004 per la città di Oslo, imprime alle due piccole strutture sospese un leggero movimento che richiama il volo degli uccelli. Le due installazioni, adibite a sale lettura, cullano il lettore che si ritrova distaccato fisicamente e mentalmente dalla città.

Tra gli ultimi lavori del “nuovo” studio Rintala-Eggertsson Architects – costituito nel 2008 – selezioniamo:  “Ark” per il  V&A Museum di Londra nel contesto della 1:1 – Architects Build Small Spaces Exhibition e “MIILU” presentato alla XII Biennale di Architettura di Venezia 2010.

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Alexandre Farto

Alexandre Farto a.k.a. Vhils

Vhils è un artista urbano portoghese che rievoca con i suoi murales i movimenti artistici popolari nati nella lisbona post-salazariana. Con un chiaro gusto per l’artigianale, Farto riporta in vita un procedimento che, attraverso scorticamento superficiale di un tessuto – con martello, scalpello, acidi e altri strumenti – fa emergere la vera natura del materiale sul quale si sta agendo. E proprio distruggendo – spesso i cartelloni abusivi – crea qualcosa di nuovo.

Con questa tecnica, Alexandre Farto ci ricorda il ruolo publico che le mura avevano ai tempi della rivoluzione portoghese, oggi sminuito e ricoperto esclusivamente dalla comunicazione aziendale e pubblicitaria. Ha graffiato i muri di mezzo mondo partendo da Londra, città nella quale vive. Vengono fuori opere ludiche, ritratti di volti sconosciuti che cellebrano forse la più autentica essenza della colletività protagonista dell’odierno “gioco” urbano.

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Ready.Steady.Go!

Janser & Koller - Ready.Steady.Go!

Ready.Steady.Go! E’ questa la risposta vincente che  Sandra Janser and Elisabeth Koller, architetti austriaci, hanno dato al concorso per la creazione di un attrattore visivo per  il quartiere Jakomini a Graz. Il loro progetto è stato presentato durante il  Design Monat 2010 nella cittadina austriaca: trasformare la normale pavimentazione bituminosa in una simil-pista di atletica che attraversi l’intera area; sfruttare la presenza di elementi urbani esistenti, come marciapiedi e rotaie del tram, per raggiungere una nuova sinergia che ribalti la percezione.

Questo paesaggio orizzontale accompagna il cittadino nei suoi spostamenti alla ri-scoperta di questo brano di città, ma non manca lo spunto critico: i ritmi quotidiani frenetici hanno trasformato la strada, luogo di socialità, in percorso dinamico, che la riduce a solo mezzo di collegamento tra nodi.

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50 Square Meters of Public Space

Epos 257 @ Palackeho náměstí - Praga

“Have we grown accustomed to having our living space curbed by just anyone? Is public space a mere myth?”

Recinzioni e confini invalicabili cospargono la città. Ma quante volte, questi, rappresentano il limite di una proprietà? E quante volte invece si trovano lì come temporanea(?) limitazione nell’utilizzo dello spazio pubblico? (vedi L. Perestrello). EPOS 257, artista ceco, si interroga sul tema della “recinzione” nella città: ne costruisce una, senza alcuna autorizzazione, in Piazza Palackeho a Praga (l’Hyde Park ceco); una sottrazione simbolica che dura 54 giorni: il tempo necessario alla comunità praghese di accorgersi dell’installazione, attivare il processo burocratico ed approvare la rimozione, con il dubbio che molte persone non se ne siano nemmeno accorte.

Ecco il video che racconta questi giorni.

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Invader @ Wunderkammern

Galleria Wunderkammern @ Tor Pignattara - Roma

Invader è un artista parigino, che negli ultimi 10 anni ha toccato ben 35 città mondiali con i suoi lavori. Il suo progetto “Space Invaders” utilizza come mezzo espressivo la grafica di Arcade Game Space Invaders, videogioco creato nel 1978 in Giappone, e come strategia l’invasione virale della street art degli ultimi 30 anni. I sui personaggi, costruiti attraverso la tecnica del mosaico pixelato, vanno ad intaccare la percezione classica di uno spazio urbano, permettendo all’ignaro passante di viverlo oltre la sedimentazione quotidiana di eventi e stimoli classici cittadini.

Invader toccò Roma, per la prima volta, qualche anno fa. Naturalmente non ci è dato sapere esattamente quando: l’esposizione comincia soggettivamente per ogni abitante che si accorge del micro-cambiamento del paesaggio urbano. Ora, nel 2010, torna nuovamente con una “invasione” più sistematica e con una scala leggermente maggiore rispetto a quella che ha caratterizzato la prima ondata. Gli interventi, pur rimanendo di dimensioni abbastanza contenute, sono di più facile lettura, cambiando le dimensioni del modulo-pixel dal 1-2 cm iniziale ai 7-8 cm di quelli attuali.

Questa nuova invasione è accompagnata da una esposizione nella Capitale, curata da Wunderkammern, nel proprio spazio espositivo in via Gabrio Serbelloni, 124 (Tor Pignattara, fino al 21 Dicembre); essa, però, non è una piatta descrizione di interventi di street-art, riportati passivamente in un ambiente espositivo (questo snaturerebbe la sua qualità principale: essere arte di strada), ma una guida alla lettura dell’invasione 2010 a Roma, della quale è disponibile anche una mappa dettagliata! Vengono presentate anche delle opere di RubikCubism di Invader, un nuovo progetto artistico cominciato dall’artista a partire dal modulo base Cubo di Rubik.

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Ecosistema Urbano @ DAZ

Ecosistema Urbano - Looking Trhough EU Eyes

“Looking through Ecosistema Urbano Eyes” non è solo il nome, ma anche l’impostazione che Ecosistema Urbano ha voluto dare alla propria esposizione al DAZ di Berlino: immagini in 3D accompagnate da diagrammi, che sovrappongono la visione/situazione attuale, a quella attraverso gli occhi di EU.

Orizzontale ha avuto l’occasione di visitarla la scorsa settimana.

Ecosistema Urbano è un “sistema aperto dedicato alla ricerca architettonica e di design”, nato a Madrid; il suo approccio multidisciplinare (architettonico-urbanistico-ingegneristico-sociologico) lo porta a concentrarsi, oltre che sulla parte “materica” del progetto, su quegli aspetti non tangibili di una situazione urbano-architettonica, come il coinvolgimento attivo del cittadino e la sostenibilità, tutto come strumento di progettazione e non di cura.

EU cerca di creare una piattaforma che unisca il modo digitale (WEB) a quello reale, al fine di creare una Rete in cui i professionisti mondiali possano incontrarsi e scambiarsi opinioni, e lo possano fare anche cittadini, interagendo direttamente e partecipando alla costruzione della propria città.

A questo motivo è stata creata anche una pagina Web dove poter visitare virtualmente l’esposizione, aperta fisicamente, per chi potesse, fino al 16 Gennaio 2011.

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Burble London

Un architetto, un “cromodinamicista” e un disegantore di hardware per palloncini ad elio formano parte del team che hai ideato questa fantastica inziativa, firmata HAQUE Design+Research

Il video che vi presentiamo mostra come il movimento di una moltitdine, attaccata alla base della struttura, e la volontà del vento creano insieme ad un algoritmo cromatico un ipnotico efetto che ti inchioda alla poltrona durante i quasi sette minuti e mezzo di durata.

E’ Burble London!

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Raumlabor Korea

Riprendiamo il blog – temporaneamente eclissato dalle nuove iniziative in cantiere – con Raumlabor Korea, un progetto satellite nato da RaumLabor Berlin. Si tratta di uno spazio pubblico verticale, un prototipo di architettura per incoraggiare l’uso pubblico degli spazi della città.

Per saperne di più.

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JR

JR @ Shangai

JR owns the biggest art gallery in the world. He exhibits freely in the streets of the world“. Così si descrive JR, artista e fotografo francese, vincitore del TED Prize 2011. Il TED prize è una onorificenza che viene consegnata ogni anno a 3 personaggi che hanno dimostrato, con la loro attività, di avere un impatto positivo sulla vita del Pianeta (in passato Bill Clinton e Jamie Oliver) e le loro idee sono “degne di essere diffuse”.

JR invade con i suoi ritratti fotografici i muri e le facciate di tutto il mondo, lavorando contemporaneamente su tematiche a livello locale ed internazionale. Interventi come “Women are heros” in Africa, India, Brasile e “THE WRINKLES OF THE CITY” in oriente, vanno a caratterizzare spazi anonimi attraverso le facce della gente che li abitano, cercando di sostituire ad una identità di marginalità sociale, una identità propria e caratterizzante; una riappropriazione “visiva” di grande impatto che stimoli la gente a rioccupare lo spazio pubblico come spazio di socialità. Da segnalare anche i suoi ritratti lungo la Senna e sul Muro in Medio Oriente.

Interventi in Brasile e Africa

Il premio, di $100.000, viene donato al fine di proseguire la propria attività con il sostegno della comunità internazionale.

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Favela Painting

Favela Painting Project

Un grande progetto!

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Santiago Cirugeda al Sans Papiers

Qualche settimana fa abbiamo incontrato  Santiago Cirugeda. Interessato a conoscere la realtà associativa romana che lavora sulla città e lo spazio pubblico, ha provocato la sala con un commento sulla loro assenza. A questo spunto è susseguito un motivato afflusso di testimonianze che hanno dimostrato l’esistenza nella città di innumerevoli fermenti reattivi che reclamano spazi urbani da usare e gestire collettivamente.

La sua risposta si è concentrata invece in una veloce spiegazione del modo di auto-organizzarsi dei collettivi in Spagna e sulla loro attività di ricerca e coordinamento. Ci ha voluto dimostrare come una fitta rete possa ottenere risultati, là dove la collettività esprime una domanda o dove il territorio emmete segnali di aiuto.

Vi lasciamo il video riassunto che abbiamo preparato.

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Urban Speaker

Carlos J. Gómez de Llarena - Urban Speaker

Un treppiedi, un altoparlante, uno smartphone ed un numero di telefono. Questi gli elementi dell’installazione “Urban Speaker” a New York City di Carlos J. Gómez de Llarena, che trasforma il luogo in un palcoscenico per la comunicazione istantanea di massa, re-immaginando l’esperienza personale e collettiva dello spazio pubblico, nell’era della comunicazione non-stop. Gli utenti hanno a disposizione 60 secondi per lasciare il proprio messaggio.

001-979-997-3041 ecco il vostro moderno Speakers’ Corner, per condividere “vocalmente” la Tompkins Square nell’East Village a Manhattan.

Clicca qui per vedere il video.

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New York city (steady) state

Terreform + Michael Sorkin - New York City (steady) State

Ripensare la città, immaginare come potrebbe diventare autosuffciente dentro ai suoi limiti politici. Un masterplan alternativo per provvedere a New York di cibo, energia, acqua, qualità dell’aria, impresa, lavoro, cultura, salute e trasporte pubblico è il lavoro portato avanti – da ormai sette anni – dall’ONG Terreform e coordinato da Michael Sorkin, in mostra nel padiglione USA dell’attuale edizione della Biennale.

PSS |Pubblico Spazio di Socialità|

Con simili intenzioni e meno pretese è nato nel 2008 PSS, un progetto che individua spazi inutilizzati nella città di Roma e cerca di attribuirgli un significato. Attraverso la manipolazione di un’immagine, piccoli spazi residuali diventano giardini, piazze e altri luoghi per la socialità.

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BusStopSymbiosis

LIKE Architects - Bus Stop Symbiosis

Un piccolo progetto di design pubblico, un’installazione temporanea e collorata nata da un’ordinaria fermata degli autobus con la quale crea un benefico rapporto per entrambe. Il progetto, opera del gruppo portoghese LIKE Architects, fa parte delle 5 opere selezionate da Scott Burnham per partecipare all’evento Bairro Creativo, cellebrato nel Maggio 2010 a Porto.

Grazie a Stefano per la segnalazione!

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Esta es una plaza

Esta es una plaza @ Lavapiés - Madrid

E sempre dalla capitale spagnola, un’idea nata con un workshop e diventata realtà dopo una lotta cittadina per la concessione dello spazio della piazza.

Esta es una plaza apre nel Diciembre 2008, grazie alla collaborazione di Esterni, La Casa Encendida – già citata in un precedente post – ed il gruppo Urbanacción di Madrid. Il progetto iniziale consisteva nella trasformazione di un lotto, chiuso da più di 30 anni, in uno spazio pubblico aperto a tutti i vicini di Lavapiés, mediante un intervento rapido ed economico.

Oggi, a quasi due anni della sua inaugurazione, è uno spazio molto dinamico. Inoltre è da notare come il carattere temporaneo con cui vide la luce sta mutando, affermandoci come l’autogestione possa essere una possibilità di creare spazi pubblici permanenti in città.

Ottima riuscita!

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City Island

City Island

EXYZT - City Island

Il collettivo francese EXYZT (tra i nostri preferiti in assoluto) è stato invitato da Basurama in occasione della Noche en Blanco 2010 a dar vita ad un lotto abbandonato della Latina. Nato sulle ceneri di un’ex piscina pubblica, il risultato è City Is-Land, un’oasi tropicale effimera in mezzo al centro di Madrid. Come sempre chapeau agli EXYZT per lo stile!

City Island >> Flickr

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Half Die Festival

Half Die Festival @ Morpurgo Roof

Continuando con la serie di terrazzi iniziata nel precedente post, vi segnaliamo un’insolita iniziativa che ha luogo a Roma ogni state: il Half Die Festival.

Organizzato da Gianni Rosace sul suo terrazzo di casa, questo festival, con ormai più di dieci anni di vita, è un ottimo esempio di militanza metropolitana nei confronti del pubblico. Un esercizio di auto-gestione, dove ogni partecipante è pregato di rispettare certe regole che mirano a fare sopravvivere tale commistione di musica sperimentale, evento sociale e tolleranza e rispetto vicinale.

Con questo progetto plurale, uno spazio privato viene messo a disposizione di una comunità multiforme, che si genera e si disgrega senza lasciare traccia. Fino alla prossima domenica.

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Stiamo tornando!

Piano, piano rientriamo dalle vacanze estive. E per goderci questi giorni ancora torridi, volevo proporre due iniziative molto interessanti. Si tratta di spazi appartenenti a due centri culturali non istituzionali di grande eterodossia.

MoMA PS1 - New York

Il primo spazio è il cortile della PS1. Questo distaccamento del MoMA promuove da ormai 10 anni un programma dedicato a giovani architetti. Il YAP – Young Architects Program - seleziona ogni febbraio un gruppo di neo-laureati incaricato di trasformare questo spazio esterno in un rifugio metropolitano per i calidi mesi di estate.

La Casa Encendida - Madrid

Per quanto riguarda alla Terraza, ho trovato interessante il modo in cui questo spazio, situato nel tetto della Casa Encendida, è stato concesso alla città. Questo versatile luogo – aperto al pubblico tutta la settinama – offre al cittadino incessanti possibilità di socializzazione a torno a rassegne cinematografiche e musicali estive, premiazioni, conferenze e vernissage. E’, a sua volta, uno spazio didattico e lavorativo che, grazie anche alla disponibilità di rete wireless, appare al usuario come un luogo eclettico. Un paradiso pubblico nel pieno centro della città.

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Lasciate stare. Buona estate!

Lacaton & Vassal - Place Léon Aucoc

Qualche anno fa (nel 1996) lo studio francese Lacaton & Vassal partecipò al processo di Embellissement di spazi pubblici promosso dal Comune di Bordeaux.

Nell’affrontare l’incarico di abbellire la Piazza Léon Aucoc si resero conto, grazie anche all’aiuto dei cittadini che l’abitavano, che il migliore progetto era lasciare il posto come sempre era stato. “Qualità, karma e vita esistono. La piazza è già bella così”, dice il gruppo nella sua spiegazione.

A parte la sostituzione della ghiaia, la redazione di un programma di manutenzione, la potatura degli alberi e la modifica di alcuni sensi di marcia, l’intervento non ha cambiato nulla di pre-esistente.

Questa è la parabola della nostra estate, quella di smettere di fare. Almeno per un po’… Buone vacanze anche a voi!

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Lugar Específico

2A+P - Lugar Específico

Un progetto che ci ha accompagnato durante questi anni di formazione: uno spazio municipale abbandonato che si converte in giardino ad uso della comunità.

E’ Lugar Específico, un interessante progetto di 2A+P a Calaf, Spagna.

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Le 56 / Eco-Interstice

Atelier d'Architecture Autogérée - Passage 56

Con l’Eco-Interstice, Atelier d’Architecture Autogérée, esplorano le possibilità di trasformazione di un interstizio urbano in uno spazio collettivo auto gestito. Il progetto, vede impegnati autorità locali, associazioni del territorio, abitanti e professionisti nella gestione e realizzazione di un laboratorio di eco-costruzione. La organizzazione del progetto da spazio e tempo alla costruzione. Essa diventa, allo stesso tempo, un atto sociale e culturale.

Parallelamente alla costruzione fisica dello spazio, sono emerse diverse reti di relazioni tra usuari e attori del processo. Un punto importante del progetto è la nozione di prossimità e di confini attivi. I muri del quartiere trasformano i limiti del luogo en dispositivi attivi che, più che separare, moltiplicano gli scambi e le connessioni. Gli altri aspetti importanti sono quellio dell’autonomia energetica, il riciclaggio, la sua scarsa impronta ecologica e il laboratorio di compost creato al suo interno.

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Add-On

Add-On Wien

Fattinger, Orso, Rieper - Add-On

Nell’estate del 2005 per sei ettimane “Add-On. 20 Höhenmeter” ha trasformato la Wallensteinplatz di Vienna in un centro di interazione artistica. Peter Fattinger, Veronika Orso and Michael Rieper hanno lavorato con gli studenti della TU di Vienna per ideare e costruire una architettura/scultura, capace di comunicare e interagire con il pubblico.

La struttura di “add on” consiste in una torre di ponteggi alta piú di venti metri, in cui moduli specifici si connettono con oggetti di varia natura riadattati reinterpretandone creativamente le funzioni originali. Durante la durata dell’istallazione per ogni giorno è stato invitato un diverso artista a presentare una performance.

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Operative Optimism

Périphériques - Pink Ghost

Così intitolava ACTAR nel 2005 una raccolta di progetti che volevano evidenziare i modelli creativi con cui operava la nuova generazione di attori che si affacciava nel panorama dell’architettura europea dell’epoca. Logiche insolite proliferavano dentro studi privi di pregiudizi con cui si creavano opere definite sintetiche, produttive, interattive, processuali o genetiche. Tutte opere che hanno rinfrescato il volto delle nostre città.

Questi studi sono stati accomunati sotto la definizione di “Ottimistici” perchè, spregiudicatamente,  hanno sempre denunciato un radicale bisogno di ricerca e una forte attenzione alle dinamiche contemporanee di cambiamento sociale, culturale, politico e ambientale.

Oggi Orizzontale inizia l’esperienza del suo blog. Ci auguriamo che l’ottimismo guidi il nostro lavoro di mappatura degli attuali metodi di costruire spazio pubblico. E vogliamo che questo ottimismo operi all’interno di la controversa procedura di ellaborazione di nuovi modi di intendere e produrre lo spazio collettivo. All’interno dei nuovi spazi – tra le tante acezzioni nelle quali questi si possono declinare – virtuali, politici o di socialità.

OP-OP!

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