Democracia è il nome di un collettivo spagnolo fondato nel 2006 da Pablo España e Iván López e con base a Madrid. Con una ormai matura esperienza nei campi dell’arte, dell’editoria e dell’attività curatoriale, questo gruppo di ricerca indaga sui modi in cui le questioni politiche, sociali o economiche influenzano l’industria culturale. I loro prodotti sono lavori con liguaggi estranei alle regole tradizionali della disciplina estetica, opere che non vogliono sembrare arte.
In linea con il dibattito già aperto nel blog riguardo all re-inserimento dello “scarto” nei cicli di produzione, sia esso di natura urbana, materiale o sociale, credo che Sin Estado rappresenti uno dei suoi praradigmi. Insieme a Todo por la Praxis e Santi Cirugeda, Democracia da dal 2009 voce e visibilità alla Cañada Real, un insediamento informale che alloggia a più di 40000 abitanti nelle vicinanze della città di Madrid. Questo luogo, che accoglie migranti spagnoli degli anni ’70 insieme a cittadini principalmente marrocchini e rumeni di recente arrivo in città, è coinvolto in una feroce polemica sulla sua legitimità da quando il Municipio madrileno ha ipotizzato il suo sgombero e abbattimento per dare luogo ad una nuova area verde.
Tra gli obbiettivi che hanno guidato questo intervento collettivo sono stati la “creazione di spazi di libertà generati dall’ironia e dalla capacità di rappresentazione del pubblico” e “la generazione di processi di visibilizzazione e simbolizzazione del territorio”. Ad accompagatli c’è stata una riflessione sulle contradizioni del proprio processo, finanziato con fondi pubblici che l’arte dedica a attività sociali in un luogo in cui le amministrazioni negano ai cittadini i servizi di base.
Cirugeda - Centro di formazione Cañada Real
Oggi è ancora aperta la controversia tra la legge emanata dalla Regione di Madrid che vuole costringere all’abbandono dei territori per “rinaturalizzare” l’area e il lavoro di cittadini e associazioni che reclama il diritto di superficie sui territori occupati. Ammettere tale diritto sarebbe un passo avanti nella democratizzazione delle scelte abitative da parte delle popolazioni scartate dai processi normati ma, sopratutto, il non tanto ovvio riconoscimento della loro esistenza. Aspettiamo con ottimismo i nuovi sviluppi.
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Sin Estado
Democracia - Sin Estado
Democracia è il nome di un collettivo spagnolo fondato nel 2006 da Pablo España e Iván López e con base a Madrid. Con una ormai matura esperienza nei campi dell’arte, dell’editoria e dell’attività curatoriale, questo gruppo di ricerca indaga sui modi in cui le questioni politiche, sociali o economiche influenzano l’industria culturale. I loro prodotti sono lavori con liguaggi estranei alle regole tradizionali della disciplina estetica, opere che non vogliono sembrare arte.
In linea con il dibattito già aperto nel blog riguardo all re-inserimento dello “scarto” nei cicli di produzione, sia esso di natura urbana, materiale o sociale, credo che Sin Estado rappresenti uno dei suoi praradigmi. Insieme a Todo por la Praxis e Santi Cirugeda, Democracia da dal 2009 voce e visibilità alla Cañada Real, un insediamento informale che alloggia a più di 40000 abitanti nelle vicinanze della città di Madrid. Questo luogo, che accoglie migranti spagnoli degli anni ’70 insieme a cittadini principalmente marrocchini e rumeni di recente arrivo in città, è coinvolto in una feroce polemica sulla sua legitimità da quando il Municipio madrileno ha ipotizzato il suo sgombero e abbattimento per dare luogo ad una nuova area verde.
Tra gli obbiettivi che hanno guidato questo intervento collettivo sono stati la “creazione di spazi di libertà generati dall’ironia e dalla capacità di rappresentazione del pubblico” e “la generazione di processi di visibilizzazione e simbolizzazione del territorio”. Ad accompagatli c’è stata una riflessione sulle contradizioni del proprio processo, finanziato con fondi pubblici che l’arte dedica a attività sociali in un luogo in cui le amministrazioni negano ai cittadini i servizi di base.
Cirugeda - Centro di formazione Cañada Real
Oggi è ancora aperta la controversia tra la legge emanata dalla Regione di Madrid che vuole costringere all’abbandono dei territori per “rinaturalizzare” l’area e il lavoro di cittadini e associazioni che reclama il diritto di superficie sui territori occupati. Ammettere tale diritto sarebbe un passo avanti nella democratizzazione delle scelte abitative da parte delle popolazioni scartate dai processi normati ma, sopratutto, il non tanto ovvio riconoscimento della loro esistenza. Aspettiamo con ottimismo i nuovi sviluppi.